IN CUCINA — ORE 11:00

Le sarde in saor come le facciamo noi

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Vista sul Ponte di Rialto dalle gondole sul Canal Grande
Vista sul Ponte di Rialto dalle gondole sul Canal Grande

Le sarde in saor sono probabilmente il piatto veneziano più antico ancora in cottura nelle nostre cucine. Nascono in laguna intorno al Trecento come metodo di conservazione: la marineria veneziana, che navigava per mesi verso Oriente, aveva bisogno di piatti che durassero. L'aceto, la cipolla cotta a lungo, l'uvetta e i pinoli — questi ultimi arrivati con il commercio del Levante — formavano una marinata che permetteva alle sarde fritte di rimanere buone anche una settimana. Oggi non abbiamo più bisogno di conservare, ma continuiamo a farle così perché sono buonissime.

La nostra ricetta per quattro persone parte da 600 g di sarde freschissime — quelle di Chioggia sono le migliori — pulite, sfilettate e infarinate leggermente. Si friggono in olio di semi ben caldo, un minuto per lato, fino a doratura appena accennata. Nel frattempo, in una padella larga, si fanno appassire lentamente 500 g di cipolla bianca tagliata sottile con quattro cucchiai di olio extravergine: deve diventare trasparente e dolce, senza mai prendere colore. Ci vogliono almeno venti minuti a fuoco basso.

Quando la cipolla è pronta, si sfuma con 200 ml di aceto di vino bianco e si lascia evaporare l'alcol per due-tre minuti. Poi si aggiungono 50 g di uvetta ammollata in acqua tiepida e strizzata, e 40 g di pinoli. Sale, un giro di pepe, e la marinata è pronta. In una teglia di vetro o ceramica si alternano gli strati: cipolla in agrodolce, sarde fritte, cipolla, sarde, finendo con la cipolla. Si copre con la pellicola e si mette in frigorifero. Da qui in poi, la parte più importante è aspettare.

Le sarde in saor si mangiano dopo almeno 24 ore, meglio 48. Il tempo serve alla cipolla e all'aceto per penetrare la carne del pesce e ammorbidire tutto in un unico sapore agrodolce. Si servono a temperatura ambiente, mai fredde di frigo, con una fetta di polenta bianca grigliata a fianco. Da noi arrivano come cicchetto d'apertura, appena vi sedete al tavolo con un'ombra di Soave classico: è così che si comincia una cena veneziana, da mille anni.

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